Censura

Ciò che ad oggi ci sembra assolutamente naturale, come la libera pubblicazione, non troppo tempo fa non lo era affatto. Infatti, la censura in Italia è caduta soltanto con la fine del fascismo. Oggi navighiamo mari ben diversi, quasi inaspettati, se ripensiamo ad allora.

Oggi godiamo dell’auto-pubblicazione e della libertà di scrivere e diffondere tutto quello ci pare.

… Ma siamo davvero certi che sia così?

Da un punto di vista squisitamente legislativo la censura rappresenta un qualcosa di obsoleto e superato. É un dato di fatto. Ma cosa vogliamo dire in merito all’auto-censura? Già, perché così come oggi possiamo parlare di auto-pubblicazione così possiamo fare lo stesso, parlando di auto-censura. Un controsenso dopo anni di lotte per la libertà di parola e di stampa, penseranno alcuni ma una realtà concreta sanno bene altri, come Fedez.

Il caso Fedez-Rai: tra mancata auto-censura e richiesta velata

Da appena qualche mese ha fatto molto discutere il caso Fedez, che ha visto il noto rapper coinvolto in un piccolo incidente diplomatico con la Rai. Invitato a tenere un discorso pubblico in occasione dell’1 Maggio, il cantante scrive un discorso in cui inserisce alcune considerazioni sulla situazione politica Italiana. Condivisibili o meno, quello che accade è che la Rai chiede gentilmente a Fedez di omettere qualsiasi tipo di allusione politica dal suo discorso, dando per scontato che il cantante avrebbe dovuto arrivarci da solo. Ed eccoci così di fronte a un caso di auto-censura. Anzi, in questo caso di mancata auto-censura, tanto più se consideriamo che il cantante non ha accolto l’invito della Rai, restando sui suoi passi, e denunciando l’accaduto.

Quello di Fedez non è un caso isolato. Tutti i giorni, infatti, ognuno di noi si autocensura. Ognuno di noi sa che ci sono degli argomenti dei quali non è bene parlare né tanto meno scrivere. Nessun divieto ufficiale ma una richiesta sottile e sottesa percepibile nell’aria che tutti noi respiriamo. Nelle scuole è bene evitare argomenti riguardanti la politica, in società ci sono ancora innumerevoli tabù legati alla sessualità, e meno ci si espone in qualsiasi ambito e meglio è. Anche Facebook, ci ammonisce se esponiamo un pensiero da lui ritenuto troppo esplicito.

Ma la censura, in Italia, non esiste più.

Esiste un qualcosa di più apparentemente elegante e politicamente approvato, quello che ai piani alti si chiama “buon senso”, lo stesso che qui, tra di noi, chiameremo con il suo nome: auto-censura indotta.

Ed ecco così che “il bene” e “il male” continuano a essere concetti non ancora troppo soggettivi, come dovrebbero, ma piuttosto indotti. Così che senza quasi che ce ne accorgiamo, veniamo indottrinati a seguire una linea comune. Una linea che però raramente scegliamo, mossi dall’onda del momento.

La figlia prediletta dell’auto-censura: la fretta

Un altro aspetto da non sottovalutare, secondo Dacia Mariani, è la tendenza del momento che induce ad abbandonarsi alla fretta:

“Per me la censura consiste in qualcosa di semplice e insinuante: la fretta. Qualsiasi lavoro oggi sottostà a questa stringente spinta sui tempi di produzione”

Ed ecco così che il concetto cardine delle produzioni divulgative non è più l’informazione ma il mercato, la vendita. Bisogna adoperarsi con una certa premura a scrivere in merito alla tendenza del momento, prima che il vento cambi, e non venda più. Il pensiero critico, il pensiero profondo, quello, non importa più. Così come non importa più il lavoro del giornalista, che non scrive più articoli ma titoli. Pochi, quasi inesistenti caratteri, e l’informazione è fuori, sulla bocca di tutti. Ognuno poi ne faccia ed estrapoli ciò che vuole, accettando anche il rischio della disinformazione. A catena seguono gli scrittori, che non hanno più tempo di scrivere i propri pensieri, non hanno più tempo di tirare fuori le proprie emozioni e i propri vissuti, perché se la tendenza cambia, il libro rimane invenduto. E in una società in cui la comunicazione e l’informazione sono sempre subordinate alla vendita questo è inaccettabile.

E allora alla luce del “buon senso” e della fretta, ci sentiamo davvero disposti ad affermare senza alcuna esitazione che la censura non esiste più? Io nel dubbio ci penserei su. Con un po’ meno “buon senso” e un po’ più di calma.